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Di tutto, come se fosse Antani.
CULTURA
17 aprile 2017
Angela

Angela lavorava felice, quel giorno. Le mani si muovevano svelte, il sole filtrava tra i vetri della serra, la temperatura all’interno era semplicemente perfetta. Un bellissimo giorno di Marzo, migliaia di piantine da trapiantare aspettavano sul bancone, ma a lei era sempre piaciuto trapiantare le piccole piante appena nate nei vasi appena più grandi. Le dava un senso di ordine e, perché no, di liberazione.

Sia chiaro: lei era il capo, non aveva nessun bisogno di stare lì a lavorare, per quello c’erano i dipendenti. È che le piaceva davvero.

Ci aveva messo tanta fatica per costruire quel posto, farlo diventare grande.

I terreni, i macchinari, i clienti.

Oddio, non è che avesse fatto tutto da sola. L’aveva fatto con suo marito, ma adesso era rimasta sola e se la cavava alla grande.

Ecco, suo marito. O meglio, la scomparsa di suo marito: quello era il motivo per cui quel giorno l’azienda era piena zeppa di poliziotti vestiti di bianco.

Reparto scientifico, RIS per la precisione.

Erano tre mesi esatti che di lui si erano perse le tracce, poco prima di Natale.

Un Natale come tanti altri, dove lui, se ci fosse stato, si sarebbe alzato da tavola ogni tanto, per rispondere a misteriose telefonate urgenti.


Certo, a lui piacevano le donne, e Angela l’aveva scoperto presto.

Pochi anni, o mesi dopo il suo arrivo in Italia.

Da brava Tedesca si era innamorata al mare, del solito Italiano, metà simpatico, metà patetico.

Ma quando sei ottimista, vedi solo la metà simpatica, lasci il tuo paese e vai.

Certo, gli inizi non erano stati facili, i soldi non c’erano, o se c’erano spesso finivano nella sala giochi.

O in qualche bella bevuta.

Angela era una donna abituata a combattere, non era certo qualche piccolo livido sul corpo che poteva fermarla.

A chi non capita di cadere dalle scale ogni tanto?


Ma a queste cose ormai Angela non ci pensava più.

L’ispettore Zenere ogni tanto le si avvicinava per porre qualche domanda, su dove fosse questo o quello, sulle abitudini del marito, su eventuali amanti tra le dipendenti presenti.

Angela rispondeva volentieri, lasciava il suo lavoro e accompagnava l’ispettore tra le serre, nei vialetti, nel giardino della villa poco distante.

Niente da nascondere: in fondo anche lei non vedeva l’ora che questa storia si risolvesse, in un modo o nell’altro.

C’era da fare la richiesta di morte presunta, poi le pratiche per la successione, poi probabilmente la voglia di vendere tutto e andarsene lontana, magari tornare in Baviera.


Il commissario, come un cane da tartufo svogliato o carente di fantasia, finiva sempre per tornare ai piedi dell’immensa montagna di torba pronta per essere prelevata dai nastri trasportatori e poi invasata.

In fondo, pensava, se io dovessi fare sparire un corpo, lo nasconderei sotto ad una montagna come questa.

L’impianto di triturazione dei residui vegetali che faceva un frastuono d’inferno, i camion che scaricavano i resti di vegetazione e ripartivano costringevano il commissario a spostarsi ora di qua, ora di là, finché non lasciava perdere e tornava a perlustrare altre zone.

Perchè in fondo, quella era l’idea più semplice, ed era già venuta al Brigadiere Pitteri, che la settimana prima aveva fatto spostare e vagliare tutta la montagna, senza trovare assolutamente nulla.


Quante volte per altri casi simili l’ispettore aveva eseguito quelle operazioni, annotato quei dettagli, fotografato di tutto, per poi arrivare a sera, andarsene senza nulla di concreto in mano.

Anche quel giorno stava finendo così.

I suoi uomini che si toglievano le tute, caricavano le attrezzature, si preparavano a partire, senza sapere se e quando sarebbero tornati e poi…. se c’eraveramente un motivo per cercare qualcuno di cui nessuno sentiva veramente la mancanza.

L’ispettore Zenere cercò Angela per salutarla e ringraziarla per la cortesia e la collaborazione.

La trovò al suo posto, nella serra tiepida,

Lei prese dal bancone una cassa di fiori che aveva preparato, delle bellissime lobelie, per la precisione.

Ce n’erano una dozzina, una per ogni moglie madre o fidanzata di ogni poliziotto, e se fossero avanzate, anche per qualche vecchia zia.

Il commissario le accettò volentieri, ringraziò ancora e partì.

Angela rimase lì, fino a vedere le auto sparire nella svolta, in fondo al viale.

Chissà perché lo aveva fatto, si chiese.

Come uno chef che vuole mettere per forza l’ultimo tocco di classe, anche a rischio di rovinare tutto.

Certo, con i mezzi di oggi, se qualcuno si mettesse ad analizzare quel terriccio, forse qualche cosa troverebbe.

Ma lei aveva fatto le cose per bene, il corpo era nudo, lo aveva triturato per bene, le briciole le aveva lasciate a compostare per mesi, sparse in migliaia di metri cubi di torba, venduta in ogni angolo del paese e anche all’estero….

Ed ora sapere che una parte infinitesimale di quel porco che si era sposata stava in un bel vasetto sul davanzale di un poliziotto le dava quell’intima soddisfazione che solo un lavoro ben fatto ti può dare.



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permalink | inviato da Milho il 17/4/2017 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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